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LE MURA MESSAPICHE

I resti dell'antica città messapica più cospicui, meglio conservati e visibili ancora oggi, sono le mura, tanto da poter affermare che esse sono le più belle, le più maestose e le meglio mantenute di tutte le cinte murarie del Salento.
Questo era stato notato già dall'umanista salentino Antonio de Ferrariis detto il Galateo (dalla sua patria Galatone) che, nella sua opera Liber de situ lapy-giae (Basilea, 1558), così di esse scrisse: murorum ingentes reliquiae aliqui-bus in locis videntur, quas adhuc ne ip-sum quidem, quod omnia perdit tempus, nec coloni avidum genus ad omnia devastartela pervincere potuere...in aliqua parte gemini, nescio qua causa, videntur muri XXX aut XL passibus inter se distantes....
Sino ad una trentina di anni addietro si credeva che il centro abitato antico di Manduria fosse circondato da una duplice cinta muraria, ma gli scavi hanno messo in luce in alcuni punti i resti di un'altra cerchia prima affatto ignorata, sicché bisognerà credere che le mura che cingevano e fortificavano Manduria fossero disposte in triplice cerchia.
Pertanto distinguiamo una cerchia interna, una cerchia esterna e quella rinvenuta ultima (il cosiddetto ferzo muro o muro bello), che si trova tra le suddette.

Il tracciato originario di queste mura naturalmente non si è conservato ma si può ipotizzare e ricostruire in tutto il suo perimetro (meglio per la cinta esterna) pur dopo le enormi distruzioni causate dalle guerre, dagli assedi, e dal logorio dei secoli e degli uomini, seguendo gli avanzi più o meno visibili in più punti di esse.
La cerchia interna ha la forma di un pentagono irregolare con un perimetro di m.2.187 ed un diametro di m.842. Essa per circa metà della sua lunghezza è ancora chiaramente visibile, mentre per il resto solo pochi blocchi sparsi in punti diversi ci permettono di desumere il suo sviluppo lineare. I tratti visibili consentono di esaminare la struttura di questa cinta muraria interna. Appare costruita con grossi massi di sabbione marino compatto, roccia locale, a forma di parallelepipedo, disposti tutti con il lato minore in facciata ed il più largo all'interno, con una certa tendenza a creare dei filari orizzontali anche se di altezza diversa l'uno dall'altro. I blocchi, squadrati piuttosto rozzamente ed irregolarmente, sono associati e sovrapposti senza impiego di malta; hanno una lunghezza di m.2 e questa coincide con lo spessore del baluardo, che risulta così costruito da una semplice cortina. Nel tratto meglio conservato la muraglia raggiunge un'altezza massima di m.2,50, ma non si sa quale fosse l'altezza originale. La cinta interna è preceduta da un fossato largo circa m.4 e profondo altrettanto, collocato a varia distanza dalla cinta esterna.
Durante gli scavi condotti nel 1956, per liberare dal materiale, accumulatosi nei secoli, il fossato del muro della cinta interna, si è avuta la sorpresa di trovarlo in vari tratti occupato da un altro muro, che presenta una tecnica costruttiva diversa da quella di ciascuna delle altre due cinte.

Questo è addossato alla cinta interna e, poggiando sul fondo del fossato di questa e innalzandosi per circa m.2, supera di rado il livello del suolo. Esso muro risulta eretto con più cura e precisione. I massi sono ben squadrati e lisciati, sovrapposti anche in questo caso senza impiego di malta; la superficie ben levigata permette ad essi di combaciare perfettamente e di non formare fessure e sconnessure. Inoltre essi sono disposti regolarmente, una fila per fiancata, l'altra per testata, e misurano m.1,55 x 0,70 x 0,40. Non è possibile dire con sicurezza se questi tratti di mura appartengono ad una vera e propria cinta, o se siano stati innalzati unicamente per rinforzare alcuni puntf più deboli o diroccati della cinta interna.
La cinta meglio conservata è quella esterna, che ha una forma quasi ovale, un perimetro maggiore rispetto a quello della cinta interna, infatti misura m.3.382 con un diametro di circa m.1.290. Gli avanzi meglio conservati di questa cerchia ci consentono di farci un'idea abbastanza precisa di queste mura. Esse si innalzano sino a quasi m.5. Il baluardo presenta un paramento esterno ed uno interno di blocchi di sabbione marino compatto ed un terrapieno formato di terra e pietrisco, per uno spessore della muraglia che oscilla tra i m.5 ed i m.5,50.

I blocchi di entrambi i paramenti sono squadrati, hanno forma di parallelepipedo e talvolta di cubo, presentano misure molto varie, ma i più ricorrenti sono quelli di m.1,30x0,70x 0,80. Essi appaiono collocati prevalentemente per testa. Anche questa muraglia esterna, che dal punto di vista costruttivo denota una maggiore cura e regolarità, un'arte più perfezionata nell'edifica-re le mura, tanto da poter affermare che sono innalzate secondo la tecnica costruttiva dell' "opus quadratum", è preceduta da un fossato scavato nella dura roccia, largo rm.6,50 e profondo circa m.5.
Le mura, servite da strade di arroccamento (una interna tra le due cerchie ed una esterna ad andamento pressocché circolare) ancora rilevabili sul terreno e delle quali sono visibili le carreggiate, erano intervallate da porte che consentivano l'accesso alla città; la tradizione storica locale dice quattro, forse ricordando solo le principali, disposte nei punti cardinali.
Durante gli scavi si è potuto determinare con sicurezza l'ubicazione di due di esse, anche se altre più piccole sono state scoperte; queste ultime di servizio, si pensa venissero murate in tempo di pericolo.
In corrispondenza delle porte, da cui si dipartivano altre strade, si presentano le interruzioni dei fossati come pure si notano, in una particolarmente, i fori dei cardini che reggevano la porta, difesa all'esterno da una torre, spostata in avanti, rispetto alla porta, di cui resta solo il basamento roccioso a forma circolare.

Le mura megalitiche di Manduria costituiscono uno dei meglio conservati ed imponenti complessi del genere che si conoscano ed è stupefacente che ancora oggi stiano in piedi e sfidino le intemperie e le ingiurie degli uomini, dopo diversi millenni e dopo numerosi attacchi e distruzioni.
Molto difficile è determinare l'epoca di costruzione di ciascuna delle tre cinte sopra esaminate (non sono certo contemporanee), non avendo documenti scritti né iscrizioni che ci possano chiarire. E' notorio che quando le città passavano sotto il dominio romano non potevano più badare troppo alla propria fortificazione, facendo parte di un corpo maggiore da difendere. Si badava solamente a maggiormente munire quelle città che potevano rappresentare dei punti strategici, in caso di azioni belliche e di invasioni nemiche.

Possiamo dunque pensare che, dallo scorcio del III secolo a.C. in poi, non si sia più curato di risarcire completamente le mura espugnate da Quinto Fabio Massimo, quando volle avere la via libera tra Brindisi e Taranto. E bisogna supporre che le ultime riparazioni, e quindi i tratti più regolari della muraglia esterna, siano almeno della metà del IV secolo, un po' prima, cioè, del tempo di Archidamo.
Da un esame attento delle varie e diverse tecniche costruttive di queste mura si può dedurre una certa datazione; percui, riassumendo, si può affermare, suffragati anche dalle più comuni opinioni di eminenti studiosi, che la cerchia interna, la più antica, da riportare a non molto tempo dopo la fondazione della città, potrebbe risalire ad un'epoca compresa tra il V e il IV secolo a.C, mentre la esterna potrebbe essere del III o II secolo a.C:
Arduo invece è proporre una datazione per la cinta intermedia (terzo muro). Essa, per la sua struttura, appare costruita in tempo di pace: non è ricavata, come le altre due, dallo scavo del fossato ma eretta con materiale trasportato da cave più lontane. Pertanto rimandiamo l'indicazione cronologica all'acquisizione di nuovi elementi archeologici.
Tutto il complesso della poderosa cinta fortificata, che racchiudeva l'abitato civile della città messapica, testimonia ancora oggi dopo tanto tempo la possanza superba di un'opera militare di difesa tanto imponente e complessa da farne un superstite esempio, forse unico, nella storia delle opere fortificatorie antiche.

Testo tratto da "Guida annuario di Manduria" 1984-85 - a cura di Rino Contessa e Beppe Marzo