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Manduria

Antichissima e gloriosa la storia di Manduria. La sua origine si perde nel mito. Fin da prima dei 1500 a.C. gli abitatori indigeni e poi successivamente i Mes-sapi, popoli autoctoni o immigrati nella fertile regione salentina, incominciano a rivelare la loro presenza e la loro stabile dimora attraverso svariati documenti funerari, vascolari ed epigrafici.

Centro importante ed una delle più notevoli città della dodecapoli messapica, in cui ebbe sede, secondo Francesco Ribezzo, il re Artas, con un porto sul mare Ionio a cui affluivano merci e correnti migratorie, e partivano armate e cavalieri; zona di allevamento, per i suoi pingui pascoli, dei celebri cavalli messapici, atti alle azioni belliche; viva officina di quel la civiltà indigena ed autoctona che gli studi recentissimi hanno posto in viva luce; situata alle porte della Magna Grecia e perciò sede strategica e più immediato fulcro delle lotte secolari fra la popolazione indigena e gli invasori, Manduria era una delle più fortificate piazzeforti dell'antichità. Manduria, come tutte le altre città messapiche confederate, sostenne furibonde lotte, durate più di tre secoli, contro i Tarantini e i loro collegati, tanto che Archidamo, re di Sparta, figlio di Agesilao, venuto in aiuto dei Tarantini e posto l'assedio a Manduria, sotto le sue mura fu ucciso durante una sortita dei guerrieri messapici, come narra Plutarco nelle sue Vite Parallele (Vita di Agide, cap.3°).

E Diodoro Siculo (Biblioteca Storica, libro XVI, cap.62) narra che si avverò una circostanza singolarissima, perché nello stesso giorno e nella stessa ora in cui si combatté a Cheronea (3 agosto 338 a.C), un'altra battaglia avvenne in Italia, fra i Tarantini e i Lucani, battaglia nella quale morì Archidamo, re di Sparta, che si era recato a portare aiuto ai Tarantini.

Dopo, quivi asserragliatasi la guarnigione cartaginese nella seconda guerra punica (209 a.C), come narra Tito Livio (dopo aver resistito eroicamente ad An nibale, per difendere la sua indipendenza) vigorosamente e lungamente resistette, per non cadere sotto il dominio romano, a Fabio Massimo il Temporeggiatore che la prese con la forza, dopo lungo assedio, nonostante le prove di eroismo date dai suoi cittadini, la depredò di ricchi tesori, ne trasse oltre 3.000 prigionieri e la distrusse (0. Fabius con sul oppidum in Sallentinis Manduriam vi cepit. Ibi ad tria milia hominum capta et ceterae praedae aliquantum. Tito Livio "Dalla fondazione di Roma", libro XXVII, cap. 15). Delle vicende posteriori poco o nulla si sa della distrutta Manduria se non le poche notizie di tardi cronisti che la dicono soggetta a nuove devastazioni, nel secolo X, da parte di Goti, Saraceni ed Agareni, fino a che, intorno al 1090, i pochi abitanti scampati tornarono dai casali vicini, dove si erano rigugiati, a ripopolarla e Ruggero il Normanno, duca di Puglia, la riedificò col nome di Casalnuovo in un angolo a sud-ovest delle antiche rovine della Manduria messapica.

Attorno alla piccola Chiesa parrocchiale, anch' essa costruita, secondo la tradizione da Ruggero, ed al primitivo castello normanno, si raggrupparono le piccole case a tettoia addossate le une alle altre, con scalinate esterne e divise in chiassuoli, piazzette, viuzze tortuose ed anguste, supporti ed archi. Questo piccolo e povero complesso edilizio normanno, che fu detto dai cronisti locali la Terra, venne circoscritto a sud ed a sud-ovest dalle resistenti muraglie e dagli antichi fossati, che in parte vennero interrati e colmati.

Successivamente, nel secolo XV, dato lo sviluppo che prendeva la piccola Casalnuovo, fu possibile sorpassare la cerchia messapica ad ovest e venne a crearsi il primo borgo, detto della Porta Grande, e poi nel secolo XVI, ad est, il borgo della Porticella, ove sorsero anche belle case patrizie dagli ampi cortili, dai leggiadri balconcini pensili e dalle finestre e portali istoriati ed inscritti. La conformazione urbanistica di Casalnuovo si completava, in questo scorcio di tenpo, con una piazza, la platea publica, tra il castello e la chiesa, nella quale trovavano posto le varie apoteche ed officine e dove inoltre si svolgeva la vita pubblica della città (bandi, aste, mercato e fiera) e con una strada, la via publica, che attraversando il castello e la piazza, congiungeva la Porta Grande alla Porticella.

Al nome di Casalnuovo di Terra d'Otranto si trova notata nell'Archivio di Stato di Napoli la successione feudale sin dal 1339, anno nel quale era infeudato alla Famiglia Hugot, alla quale successe nel sec. XV la De Tremblayo e quindi la De Raho, la Montefuscoli, la Dentice e la Castromediano, e, nel sec. XVI la Bonifacio, la Crispano, la Borromeo, La Chyurlia ed infine la Imperiali di Francavilla, che lo tenne sino alla fine del secolo XVIII.

Poche le notizie per i periodi storici successivi, o meglio non vi sono avvenimenti e fatti degni di essere rimarcati, ad eccezione della bella pagina scritta da Manduria nel periodo del Risorgimento nazionale con il contributo dei suoi figli migliori, ma queste cose sono state già dette da altri e molto meglio di quanto qui si potrebbe fare e a quegli autori rimandiamo. Un'ultima notazione è che nel 1789 Ferdinando I di Borbone, re delle Due Sicilie, già IV di Napoli, con decreto reale del 17 novembre, ridiede a Casalnuovo l'antico e glorioso nome di Manduria. E per finire, da Umberto I, re d'Italia, con decreto del 14 febbraio 1895, si ottenne che Manduria ufficialmente potesse fregiarsi del titolo di città

Testo tratto da "Guida annuario di Manduria" 1984-85 - a cura di Rino Contessa e Beppe Marzo